Si è svolta a Siracusa il 14 e 15 aprile scorso la presentazione della terza edizione del bando CheFare,  una ghiotta occasione per fare il punto sull’aria che tira in Sicilia sud-orientale sul versante della produzione culturale.

Organizzata da Impact Hub Siracusa e sponsorizzata dal Consorzio della tutela del limone IGP, con la presenza di Bertram Niessen presidente di CheFare, la due giorni è stata condotta sul filo di lana, tra momenti di puro spasso e picchi di dura analisi al calor bianco, che hanno tentato il più possibile di farsela alla larga dalle facili retoriche di circostanza. Tra riflessioni sulle sfide delle “imprese” culturali e nuove (legittime?) responsabilità in un contesto da “secondo welfare”,  il pretesto che ha aperto e condotto le danze è stato quel bando, CheFare appunto, che nelle due edizioni precedenti ha “costretto” operatori culturali a vario titolo a confrontarsi con un tema complesso, cioè quello di pensare sempre più a progetti culturali non autoreferenziali o ispirati dal sapore esotico dell’esclusività, ma invece immaginati per essere costruiti (preferibilmente) mediante processi di partecipazione delle comunità di riferimento e (auspicabilmente) capaci di produrre impatti sociali misurabili e durevoli. E di essere anche replicabili.


La prima giornata

Durante la prima giornata, il SudEst prende vita nel racconto dei singoli progetti, esperienze che avvicinano le province di Catania, Siracusa e Ragusa. Racconti di quartieri, di centri minori, zone urbane e zone rurali, storie di cultura interpretata in modo poliedrico e sfaccettato. Imprese culturali e creative, modelli che provano a catturare l’innovazione, in cerca di una sostenibilità economica che vuol dire indipendenza d’azione e di pensiero.

La maggior parte degli interventi è stata caratterizzata da un nuovo pragmatismo, probabilmente frutto di esperienze via via sedimentate, di inevitabili contraccolpi (qualcuno ha parlato anche di “paure” e “fallimenti”) ma anche di molte, belle ed interessanti sperimentazioni, alcune delle quali già dotate di una certa maturità.


I progetti presentati

Rigenerazione territoriale e beni culturali:

Si parte con il racconto appassionato di Ciccio Mannino della associazione Officine Culturali di Catania, che gestisce il Monastero dei Benedettini e animerà (in RTI con Karma Communication) il Castello Ursino, con all’attivo occupazione, nuove professionalità e servizi culturali di qualità, e declinando in chiave etnea il tema del rapporto tra comunità, pubblici e beni comuni.

I modelli replicabili per migliorare la qualità di vita, favorire una maggiore coesione sociale, incrementare la produzione e la fruizione culturale, migliorare la fruizione del territorio passano per le parole dell’architetto Seby Sanfilippo che presenta 0MQ – zerometroquadro, un progetto che parte dal territorio, un modello di rigenerazione urbana che promuove la riduzione di consumo del suolo e che passa per una mappatura del patrimonio immobiliare abbandonato.

Fanno eco i progetti di: SEM Spazi Espressivi Monumentali di Scicli dove un gruppo di ragazzi riapre luoghi sconosciuti per manifestazioni fieristico-culturali; Bassi Comunicanti a Ragusa Ibla, nei locali di palazzo Cosentini dove verranno selezionati 100 progetti da sviluppare e incubare con l’accompagnamento di 20 imprese e una serie di eventi da svolgere in città; Centro Contemporaneo a Catania, un iniziativa per normalizzare, pedonalizzando e animando artisticamente, Piazza Manganelli e il centro storico trasformato spesso in un grande parcheggio.

Catania si racconta con il Comitato Cittadini Attivi San Berillo che trasforma lo spirito di volontariato in opportunità di cambiamento per il quartiere, uno studio universitario di “mappatura di comunità” per costruire relazioni e attivare nuovi circuiti culturali e turistici. E il racconto continua con gli sforzi di recupero della memoria storica del Comitato Antico Corso che mette insieme gli elementi del tessuto sociale, storico culturale del territorio per ridare identità e orgoglio alla comunità locale. L’artista Giovanni Girbino ci parla di progettualità contagiosa e degli effetti positivi di un processo di rigenerazione che induce i proprietari delle botteghe limitrofe a non affittare i loro spazi ad attività commerciali alienanti e ghettizzanti, bensì a preferire progetti ed iniziative imprenditoriali culturali.
Fuori dal contesto urbano l’associazione Res Publica 2.0 presenta MUMAR 2.0, un’idea progettuale che mira alla tutela del Patrimonio storico culturale racchiuso nel Borgo marinaro di Ognina e si batte per la riapertura al pubblico ed alla gestione innovativa del Museo del Mare e della Pesca di Catania.

Promozione, creazione e condivisione di cultura:

Abbiamo sentito le storie di Archeotech, società che porta l’archeologia nella didattica grazie alla realtà aumentata e a nuove tecnologie. La sfida del consorzio Etna Hi-Tech di Catania e del protocollo E015, un ecosistema digitale che consente di mettere a fattor comune dati e servizi provenienti da fonti diverse rendendoli accessibili a imprese e cittadini. Conosciuto l’attività di promozione culturale dell’ Associazione Arca che mette a disposizione borse di studio biennali per giovani ricercatori e lancia un contest per giovani doppiatori italiani, ma anche le difficoltà e le sfide quotidiane dell’Ortigia Film Festival, che valorizza e pedonalizza i quartieri storici e sostiene le produzioni indipendenti stimolando la collaborazione tra pubblico e privato. Difficoltà che a volte diventano fallimento come nel racconto coraggioso dell’imprenditrice culturale palermitana Luisa Fiandaca e del suo Biblio’s Cafe, una libreria-caffetteria nata a Ortigia grazie a un fondo dedicato e cresciuta a stento tra la scarsa vivacità culturale e la difficile collaborazione con l’Amministrazione locale. Apprezziamo anche l’impegno personale del direttore artistico Angelo Gemma che da decenni punta il dito contro i funzionari e burocrati della Pubblica Amministrazione troppo spesso incapaci di pianificare, progettare e produrre un’offerta culturale integrata.

L’immagine e il suono del sax dell’italo-americano Rino Cirinna ci riportano a Catania e alla creazione di un consorzio di associazioni musicali denominato “Jazz Happening Sicilia” che tra festival e offerte formative prova a fare impresa con la musica, pur dovendosi appoggiare a finanziamenti europei.

Promozione turistica e nuove economie:

È stata presentata l’esperienza recente di due giovani imprenditori che hanno dato vita a Movimentocentrale, il primo Bike Cafè siciliano che promuove il cicloturismo e diventa punto di riferimento per gli eco-turisti di passaggio a Siracusa. Sulla fruizione del territorio è stato anche citato il progetto di turismo inclusivo di Bernadette Lo Bianco che insieme alle pubbliche amministrazioni locali prevede dei percorsi turistici in lingua dei segni LIS o il progetto “turisti siracusani” dell’associazione OkArte che si pone la questione della permanenza oltre i tre giorni dei turisti più anziani nel periodo di bassa stagione. Ci sono poi le proposte di gruppi informali che puntano sull’impresa culturale partendo da città come Palazzolo Acreide, raccontando il patrimonio culturale sommerso sconosciuto ai turisti e agli stessi siciliani, oppure le idee dei giovanissimi studenti dell’Istituto d’Arte di Siracusa che condividono esperienze e tecniche artistiche con una scuola canadese, creando un ponte virtuale tra Siracusa e Montreal con lo scopo di accrescere le competenze linguistiche e tecniche degli alunni da investire in sviluppo turistico per i siti di Canicattini, Noto e Siracusa.


La seconda giornata

chefare6La seconda giornata è stata quella del dibattito con i rappresentanti delle Istituzioni culturali delle Città di Catania, Siracusa, Ragusa e Ferla. La restituzione dei temi focali della giornata precedente ha condotto subito la discussione sulla dimensione programmatica: strategia e pianificazione condivise, in una domanda “nei prossimi tre anni quali saranno le politiche dei vostri Comuni a favore della cultura?”. Per poi discendere sulle incombenze dell’oggi. Un’occhio al futuro, con i piedi in corsa sul terreno del presente: “che cosa siete in grado di fare già oggi?”. La dimensione del presente, dare risposte immediate e concrete, il dovere imprescindibile di chi amministra.

Ragionamenti stimolanti, osservazioni, domande, risposte, repliche, considerazioni critiche e proposte concrete per rendere le scelte culturali delle nostre città più aderenti alle vocazioni dei territori:

  • incrementare e valorizzare l’ascolto di chi opera nel settore;
  • aggiornare le competenze della burocrazia affinché l’attuazione delle politiche culturali sia al passo con i tempi, i temi e la vocazione imprenditoriale degli innovatori culturali del territorio;
  • conoscere e saper interpretare la ricchezza delle vocazioni culturali dei nostri territori per declinarle in offerte culturali adeguate;
  • definire efficaci e trasparenti criteri di valutazione e sistemi di audit delle risorse destinate alla programmazione culturale.

Sono soltanto alcune delle proposte emerse dal dibattito.

Abbiamo iniziato l’incontro il primo giorno con la presenza di tre persone in rappresentanza dei tre pilastri di ogni compagine sociale occidentale: il settore pubblico con gli assessori,  quello privato con il Consorzio della tutela del limone igp che ha supportato l’iniziativa ed il terzo settore, l’associazione cheFare.

chefare4Lo abbiamo chiuso in una dialettica serrata tra assessori da un lato ed istanze degli operatori emerse dai pitch dall’altro. Non c’è stato tempo in soli due giorni di elaborare soluzioni capaci di operare quella conversione dal capitale culturale al capitale economico per citare Niessen, il presidente di cheFare. Però abbiamo aperto lo spazio perché questa elaborazione avvenga e perché lo si faccia insieme. E lo vogliamo fare non solo con quelle rappresentanze politiche che hanno condiviso con noi queste due giornate, ma anche e soprattutto con coloro che, in seguito alle decisioni politiche, mettono in moto la macchina amministrativa: la dirigenza e lo staff di funzionari che coordinano i vari uffici in cui un assessore sviluppa prima una visione e poi la declina in un programma di eventi, attività didattiche, opportunità d’impresa culturale per il terzo settore e sinergie con il privato. E’ mancato il confronto con questo pezzo di pubblica amministrazione e lo abbiamo sentito in modo condiviso, con i moltissimi operatori che coprono quest’area vasta che da anni si presenta come una bacino potenzialmente immenso di risorse da liberare che non si liberano mai.

Rimediamo subito con una proposta: realizziamo un secondo incontro in cui gli assessori parteciperanno insieme al loro staff amministrativo.

Torniamo a sederci attorno ad un tavolo – operatori, amministratori e privati – per trovare insieme soluzioni condivise a problematiche che avviliscono da troppo tempo il nostro territorio. Creiamo un sistema di vasi comunicanti tramite il quale l’individuazione del problema e la condivisione delle competenze possano tramutarsi, tramite la relazione e il confronto, in soluzioni possibili.

Viviana Cannizzo

Vincenzo Di Maria

Ciccio Mannino

Mirko Viola

Alessia Zabatino


Comunicazione