Oltre 200 città in 40 paesi, più di 30.000 imprenditori coinvolti: la Startup Europe Week ha registrato un grande successo di pubblico, ma soprattutto di iniziative a supporto dell’imprenditoria di tutta Europa!

Siracusa c’è. Impact Hub, la location selezionata dalla Commissione.
Lo scorso 5 Febbraio abbiamo ospitato la Startup Europe Week, l’iniziativa lanciata dalla Commissione Europea per includere le regioni in un programma di collaborazione focalizzato sul supporto alle startup. Lo scopo dell’evento è stato quello di creare un momento di incontro annuale in cui le regioni e gli enti coinvolti in iniziative per le startup si riuniscano con le community interessate.

A Siracusa, oltre agli imprenditori e innovatori sociali del territorio, hanno contribuito in qualità di relatori: Francesco Italia (Assessore alla Cultura e al Turismo di SR), Valeria Troia (Assessore alle Politiche giovanile e Modernizzazione), Emanuela Reale, Manuela Sarcià e Gino Valentino (Smart Lab 2.0), Gabriele Vaccaro (Banca Popolare Etica), Giampaolo Miceli (CNA Siracusa), Gino Grasso (Etna Hi-Tech), Giovanni Grasso (Fondazione Val di Noto ed Eureka 2.0), Giovanni Polito (Consulta Giovani Imprenditori di Siracusa), Massimo Calzoni (Invitalia), Renata Giunta (Erasmus per Giovani Imprenditori), Santina Calafiore (Ordine dei Commercialisti), Lorenzo Di Mauro (Progetto Policoro), Margherita Bruno (Camera di Commercio SR), Luca Romeo (Confartigianato).

Una giornata all’insegna dell’innovazione e delle opportunità di crescita per nuove imprese e startup.

Al mattino esperti di Invitalia e Jeremie Sicilia hanno incontrato giovani e aspiranti imprenditori locali, per valutare progetti di impresa da candidare ai programmi di finanziamento dedicati. Il pomeriggio ha visto un momento di confronto molto partecipato tra gli imprenditori intervenuti e i rappresentanti di enti pubblici e privati, promotori di iniziative per nuove imprese e startup. Un’audience variegata, tra addetti ai lavori, practitioners e rappresentanti di enti pubblici e privati, che con il mondo delle startup hanno a che fare. Tante realtà, rappresentate come pezzi di un puzzle che nel corso del pomeriggio si sono andati aggregando. Tante voci che, in coro, hanno creato la partitura per un ecosistema migliore. Mentre gli interventi si avvicendavano, le parole venivano trascritte su carta e sulla carta trovavano posto insieme a quelle degli altri.

mappa       sew foto1

 

Molti sono stati gli interventi che hanno saputo ispirare e aiutare il pensiero collettivo a prendere forma.

C’è chi ha ribadito la propria determinazione a restare sul territorio per cambiare le cose dal di dentro, ricordando a tutti di come “restare”, ovvero essere (ancora) qui è, per un giovane, una scelta e un atto esplicito e consapevole, una responsabilità politica a cui occorre trovare e dar senso.

In molti hanno riflettuto sulla “rarefazione” del contesto siracusano, in termini di intraprendenza e innovazione rispetto alla vicina e più dinamica Catania, rispetto a città italiane di taglia simile (si è citata Parma). È vero, Siracusa – ci si è detti – ha un suo passo, una sua cadenza e un suo stile da esprimere. Questo minor dinamismo è stato guardato con onestà, ma anche con schietta benevolenza, nella consapevolezza che un passo più lento non è necessariamente un male e può anche corrispondere a qualcosa di più autentico, di più solido e sano.

Più voci hanno denunciato il rischio, che viene da lontano, che delle startup si faccia la panacea per rispondere a strutturali problemi di occupazione. Non è solo l’autoimprenditorialità che può rilanciare l’economia a Siracusa come altrove. Promuovere l’autoimprenditorialità anche fra coloro che non necessariamente diventeranno capi d’azienda è certamente una cosa auspicabile, soprattutto a Siracusa dove qualcuno vede fra i giovani segni di una più marcata arrendevolezza. Ma ci si è soprattutto trovati d’accordo sul fatto che pretendere di risolvere l’esclusione economica e le nuove povertà stimolando solo l’autoimprenditorialità è perlomeno miope se non scorretto o sleale.

sew foto 2          sew foto 3 simostenagrasso

Del resto, è emerso dalle informazioni condivise, sono ormai tanti gli strumenti disponibili e accessibili, siano essi fondi pubblici, programmi nazionali o europei, o iniziative che vengono dal privato. Persino noi, Impact Hub e Vulcanìc, nel nostro piccolo, oltre alle consuete attività di sportello per l’accesso al microcredito abbiamo lanciato una iniziativa rivolta alle neonate startup, o addirittura a dei team che si vogliono cimentare in un processo “da idea a progetto“. Forza, avete tempo fino al 15 Febbraio. Molte banche persino, fino a ieri fieramente refrattarie, si affacciano e fanno occhiolino al mondo delle startup. Oggi, diciamocelo, rispetto a 5-10 anni fa, si respira un’aria completamente diversa. Gli stessi venti d’Europa, con l’agenda 2020, spronano a mettersi in gioco.

Ma, ce lo siamo detti con franchezza, mentre non solo dall’Europa ogni tanto la politica vola alto, la burocrazia non segue e resta schiava delle stesse obsolete procedure e abitudini. Ma la volontà politica non basta, se non ha il coraggio di sfidare certe procedure che non sono coerenti con i nuovi orizzonti: Partenariato Pubblico e Privato (PPP), coinvolgimento della Piccola Media Impresa (PMI), valorizzazione dei beni pubblici, impact measurement, impatto diretto delle politiche pubbliche sulla capacità competitiva delle imprese, definizione degli ambiti dell’innovazione, concertazione pre-commerciale e nella fase di pre-procurement, tutti ambiti nei quali mancano regole certe e coi quali urge invece trovare canali e pratiche stabili. L’Europa ha espresso un desiderio, un’aspirazione politica. Ai territori l’onere di tradurla in pratica trovando le soluzioni giuste.

In questo pomeriggio ci siamo anche detti, e non era la prima volta, e senza piaggeria, che il Comune di Siracusa sta facendo un buon lavoro. Sono molti gli assessori che sanno porsi in una posizione di ascolto. Che sanno facilitare processi anziché appropriarsene o reinventarli. Questa amministrazione ha soprattutto dimostrato l’intelligenza di saper lavorare in continuità col passato, con ciò che precedenti amministrazioni a Siracusa hanno saputo fare, con un capitale di esperienze accumulatosi negli anni all’interno della macchina comunale, ma anche sapendo riconoscere alcune delle cose buone che il territorio ha saputo esprimere. Smart Lab, la roadmap Sicilia digitale, l’accento sulla mobilità, sulle smart cities, sull’ICT e sulla gestione dati sono diventati agenda di questa amministrazione anche perché sono queste alcune delle principali vocazioni che al momento la città esprime.

E che sia proprio vero? Se Siracusa si accingesse sul serio a “pensare digitale”? Sono state molte le riflessioni che al potere e al fascino delle tecnologie abilitanti hanno fatto cenno. A noi fa piacere menzionare anche chi ha parlato di innovazione non solo tecnologica, chi ha menzionato il ruolo tutto sommato semplice e ordinario dell’innovazione, attraverso altre forme di innovazione di tipo sociale, culturale, organizzativo. L’innovazione, insomma, è di sistema, è nel modo di far funzionare fra loro i pezzi del puzzle, attraverso la partitura di un ecosistema che si fida e resta in relazione.

Emerge, dai nostri discorsi, l’esigenza di cambiare modello economico. A valle dell’assistenzialismo, a valle dei colossali investimenti cascati dall’alto nella grande azienda che poteva permettersi il lusso di non guardarsi attorno e chiedersi quali ricadute produceva sul territorio, oggi abbiamo bisogno di economia diffusa, di una galassia di piccole, piccolissime aziende capaci di contribuire ad una nuova stagione di governare, fatta di contributi da parte del settore privato, oltre di quello pubblico, e di una accresciuta capacità di rendere conto, gli uni e gli altri in modo diretto e immediato, di fronte ad una società civile a sua volta più sveglia e consapevole.

Ma al di là dell’agenda politica di questa amministrazione, al di là della necessità di cambiare modello economico, resta inevasa, i questa fase di evidente transizione, la domanda che i sapientoni della IBM Smarter Cities Challenge ci hanno lasciato qualche anno fa : come vogliano trovare la strada di Siracusa, fra petrolchimico e Unesco? Una visione del genere – fra il “non ancora” di una Siracusa che vive di terziario avanzato e il “non più” di una Siracusa che vive di industria chimica – non la trova da sola una giunta o una intera amministrazione comunale. La trova, forse, un territorio che sa fare sistema. La trova un tessuto socio-economico che sa disporsi con entusiasmo e coraggio a riconoscere il proprio ruolo e la propria responsabilità sociale: Fiducia, Coraggio, Collaborazione. La trova una amministrazione che sa ascoltare e mettere in relazione. La trova una società civile che sa fidarsi e sa pretendere e stimolare nel modo giusto.

In quella sera di venerdì ci è parso che Siracusa sia pronta.

Abbiamo riconosciuto in tante organizzazioni la voglia di unire le forze per creare un ambiente favorevole alla nascita e alla crescita di nuove imprese. In quella sede abbiamo visto una amministrazione comunale ascoltare e chiederci di farci avanti con le nostre proposte. Lì noi di Impact Hub abbiamo orgogliosamente reso pubblico il nostro primo bilancio sociale, nell’intento di precisare quanto persino la nostra piccola esperienza – una start up a nostra volta – sia un discorso pubblico e collettivo, del quale è necessario provare a misurare l’impatto, per un mondo migliore che ciascuno di noi, nel suo piccolo, può contribuire a determinare.

Oggi siamo soddisfatti.

E i contenuti di ciò che ci siamo detti, da domani, non resteranno in un disegno, ma si trasformeranno in altrettanti appuntamenti incontri, domande e risposte.

Stay tuned!

Il Team di Impact Hub